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20 marzo 2017 1 20 /03 /marzo /2017 18:10

"Quaderno di quattro anni" è il titolo di una delle ultime raccolte di Montale, che contiene le liriche scritte nel periodo dal 1973 al 1974, appena successive al Diario del '71 e del '72.

In questa raccolta (ma anche nelle precedenti) Montale tende a compiere un bilancio della sua esistenza e a riflettere in maniera a volte pessimistica su temi universali come il senso della vita e del dolore,l'esistenza di un mondo spirituale ultraterreno e la possibilità per la ragione umana di comprendere la realtà. La risposta che il poeta dà alla domanda "Perché viviamo?" sembra essere problematica: la sua concezione appare molto vicina a quella leopardiana, caratterizzata dalla constatazione che l'uomo vive di illusioni effimere, che sembrano apparentemente dare un significato alla vita ma poi svaniscono lasciando dietro di sé un grande vuoto. Tuttavia tali "illusioni" hanno un'importanza vitale, poiché senza di esse l'esistenza sarebbe solo un arido deserto senza aspirazioni né desideri. Rispetto alle precedenti raccolte di Satura (e in parte del Diario) Montale accantona parzialmente la componente satirica ed ironica e riscopre quella riflessiva e filosofica. Dal punto di vista dello stile, invece, Montale continua ad usare un tipo di linguaggio che "apparentemente tende alla prosa ma in realtà la rifiuta" (come in Satura), uno stile vicino a quello del diario in cui le rime e le assonanze sono spesso evitate.

Un testo molto importante è la poesia "In negativo" (componimento n° 63) qui antologizzata:

                                                             In negativo

E' strano.

Sono stati sparati colpi a raffica

su di noi e il ventaglio non mi ha colpito.

Tuttavia avrò presto il mio benservito

forse in carta da bollo da presentare 

chissà a quale burocrate; ed è probabile

che non occorra altro. Il peggio è già passato.

Ora sono superflui i documenti, ora

è superfluo anche il meglio. Non c'è stato

nulla, assolutamente nulla dietro di noi,

e nulla abbiamo disperatamente amato più di quel nulla,

La lirica è incentrata sulla metafora della morte, vista come un viaggio in cui il poeta deve presentare una specie di passaporto da far timbrare a qualche "burocrate". La poesia si basa su una riflessione sconsolata: ciò che c'era prima ("la vita") non è altro se non nulla, poiché tutti gli ideali per cui la persona ha lottato si rivelano essere illusioni di fronte all'annientamento della morte. Di conseguenza è anche superfluo ricordare l'esistenza ("i documenti" sono i ricordi), visto che essa non è altro se non un susseguirsi di speranze vane. Sembra quasi di risentire Leopardi quando affermava riferendosi al mondo che "tutto è nulla, solido nulla". L'effimero però finisce per avere un grande valore, dal momento che esso impedisce alla persona di cadere nel nichilismo, nella svalutazione totale dell'esistenza.

                                                    NEL DISUMANO

Non è piacevole

saperti sottoterra anche se il luogo 

può somigliare a un'Isola dei Morti

con un sospetto di Rinascimento.

Non è piacevole a pensarsi ma

il peggio è nel vedere. Qualche cipresso

tombe di second'ordine con fiori finti,

fuori un po' di parcheggio per improbabili

automezzi. Ma so che questi morti

abitavano qui a due passi, tu

sei stata un'eccezione. Mi fa orrore

che quello che c'è lì dentro, quattro ossa

e un paio di gingilli, fu creduto il tutto

di te e magari lo era, atroce a dirsi.

Forse partendo in fretta hai creduto

che chi si muove prima trova il posto migliore.

Ma quale posto e dove? Si continua

a pensare con teste umane quando si entra

nel disumano.

In questo testo Montale descrive la morte come qualcosa di "disumano", nel senso che essa nega tutti i nostri concetti e i nostri schemi mentali, che derivano dalla nostra esperienza di vita.

L'uomo desidera dare un senso anche alla morte ed esorcizzarla con la credenza in un'altra vita, ma in questo modo non fa altro che applicare le proprie categorie ad una realtà che sfugge al nostro controllo e alla nostra capacità di comprendere.

L'unica cosa che si vede è appunto l'orrore di un corpo senza vita e sembra quasi che non ci sia nulla al di là di questo squallore.

                                                   PER UN FIORE RECISO

Spenta in tenera età

può dirsi che hai reso diverso il mondo?

Questa è per me certezza che non posso 

comunicare ad altri. Non si è mai certi

di noi stessi che pure abbiamo occhi

e mani per vederci, per toccarci.

Una traccia invisibile non è per questo

meno segnata? Te lo dissi un giorno 

e tu: è un fatto che non mi riguarda.

Sono la capinera che dà un trillo

e a volte lo ripete ma non si sa

se è quella o un'altra. E non potresti farlo

neanche te che hai orecchio.

 

In quest'altro testo Montale riflette sul fatto che anche una vita spezzata prematuramente e apparentemente insignificante può avere un grande valore e contribuire a rendere il mondo diverso, anche se tale certezza non può essere facilmente comunicata con le parole.

Si percepisce che quell'esistenza è importante, è in qualche modo unica, ma il senso ci sfugge e sfugge persino alla stessa persona. Nella poesia tra l'altro emerge il concetto secondo cui la realtà stessa può essere illusoria, una specie di "velo di Maja" che ci impedisce di percepire la verità delle cose: il poeta sospetta di vivere in un mondo di apparenze, in cui non si può essere sicuri nemmeno di evidenze come il nostro Io e la permanenza nel tempo e nello spazio.

 

 

 

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  • : Blog di Montale2000
  • : In questo blog verrà presentata un'antologia delle poesie più significative della letteratura italiana e straniera, con notizie sulla vita degli autori e sulla loro concezione poetica ed esistenziale.
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