Thursday 29 december 2011 4 29 /12 /Dic /2011 11:00

Uno dei temi caratteristici della poesia pascoliana, come ampiamente descritto nell'articolo precedente, è la contrapposizione tra la tranquillità del nido familiare e i pericoli rappresentati dal mondo esterno:il mondo degli affetti del poeta è molto chiuso ed impenetrabile dall'esterno.

Una delle poesie che maggiormente rappresenta questa contrapposizione è la lirica "Nebbia", che fa parte della raccolta "Canti di Castelvecchio": il testo venne pubblicato nel 1899 sulla rivista napoletana "Flegrea" e poi confluì nella prima edizione dei Canti.

Come spesso accade nelle poesie di Pascoli, la nebbia non è vista tanto come un fenomeno atmosferico ma piuttosto come elemento di separazione tra il poeta e la realtà.

Ecco la lirica

 

                                                                                        Nebbia

 

Nascondi le cose lontane

tu nebbia impalpabile e scialba

tu funo che ancora rampolli

     su l'alba

da' lampi notturni e da' crolli

     d'aeree frane.

 

Nascondi le cose lontane,

nascondimi quello che è morto!

Ch'io veda soltanto la siepe

      dell'orto

la mura ch'a piene le crepe

      di valeriane.

 

Nascondi le cose lontane:

le cose son ebbre di pianto!

Ch'io veda i due peschi, i due meli.

    soltanto

che danno i soavi lor mieli:

    pel mero mio pane.

 

Nascondi le cose lontane

che vogliono ch'ami e vada!

Ch'io veda là solo quel bianco

    di strada,

che un giorno ho da fare tra stanco

    don don di campane.........

 

Nascondi le cose lontane,

nascondile, involale al volo

del cuore! Ch'io veda il cipresso

     là, solo

qui, solo quest'orto, cui presso

     sonnecchia il mio cane.

 

 

Ciò che appare evidentissimo, in questa poesia, è la continua ripetizione delle stesse parole all'inizio di ogni strofa.Tutte le strofe hanno lo stesso inizio e ripetono il verbo "nascondere", che esprime l'azione principale compiuta dalla nebbia, che è quella di occultare tutto ciò che può essere sgradevole per la serenità del poeta.

La nebbia consente di limitare la visione di Pascoli alle cose familiari e riassicuranti ("I due peschi", "la siepe dell'orto") ed emerge addirittura un desiderio di morte nella quarta strofa: Pascoli vorrebbe quasi che la sua esistenza finisse al più presto, poichè ritiene che il futuro potrà riservargli solo difficoltà e pericoli.

E' evidente però che il mondo esterno, nonostante spaventi il poeta, in un certo senso lo attrae: infatti egli dice che le cose lontane vogliono "ch'ami e vada", quindi Pascoli vive una dolorosa contraddizione tra il desiderio di aprirsi alla vita, di crearsi una famiglia, e la paura costante di fuggire dal ristretto mondo del nido familiare.

Tale contraddizione non venne mai superata e rimase una costante nella vita del poeta.

 

 

Per eventuali approfondimenti sulla poetica e sulle opere del Pascoli, si veda il sito www.fondazionepascoli.it, che contiene una ricca antologia di scritti e di poesie dell'autore.

Di Montale2000
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