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3 maggio 2012 4 03 /05 /maggio /2012 19:14

La lirica "Meriggiare pallido e assorto" fa parte degli Ossi di Seppia, la prima raccolta poetica di Montale.

La raccolta ebbe molte edizioni (1925, 1928 e 1931) e comprende le poesie scritte tra il 1920 e il 1925, anche se "Meriggiare pallido e assorto" risale al 1916.

Il pensiero poetico e filosofico di Montale è molto evidente in questa raccolta:per l'autore il senso complessivo della vita è estremamente difficile da afferrare e le certezze religiose o ideologiche non sono altro che comode e facili illusioni, che pretendono di comprendere ciò che non è alla portata della ragione. Di conseguenza il percorso della vita appare complicato e difficile, soprattutto il poeta non può avere la "parola che squadri da ogni lato" l'animo umano ("Non chiederci la parola"):egli è e vuole essere l'esatto opposto dei poeti portatori di certezze, soprattutto Montale si oppone all'arte di D'Annunzio, piena di retorica e caratterizzata da un linguaggio pomposo e artefatto.

Il pessimismo di Montale deriva anche dalla sua opposizione al fascismo, a cui egli fu sempre ostile:l'autore vede infatti nei riti del fascismo (adunate, manifestazioni, ecc.) l'espressione di un'ideologia di sopraffazione e di morte, il cui sblocco obbligato è appunto il secondo conflitto mondiale.

Lo sfondo paesaggistico delle poesie di "Ossi di seppia" è rappresentato dalla costa ligure, dove Montale aveva trascorso le estati della sua adolescenza: il paesaggio ligure, assolato e arido, è visto però come il simbolo di una condizione umana di solitudine e di abbandono.

Negli Ossi di Seppia Montale non ha un "tu" con cui dialogare, a differenza delle raccolte successive in cui emerge fortemente la figura femminile: il poeta usa spesso l'infinito per indicare le azioni abituali e ripetute e usa un linguaggio molto complesso, pieno di termini tecnici o derivati dal dialetto.

Un elemento importantissimo del linguaggio degli Ossi è quello che il critico letterario Mengaldo ha definito "slittamento semantico": alcune parole vengono usate secondo un significato diverso da quello comune,, recuperando cioè un significato marginale che si era perso nel tempo.

Ogni oggetto poetico degli Ossi è definito da Montale in modo chiarissimo ed inequivocabile, con un solo significato possibile: il risultato è un linguaggio privo di ambiguità, in cui persone, cose e stati d'animo rimangono fortemente impresse nella memoria del lettore.

Ecco la lirica "Meriggiare pallido e assorto"

 

Meriggiare pallido e assorto

presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

 

                                                                                

E' interessante notare come in questo caso una delle fonti principali di ispirazione per Montale sia Dante, in primo luogo il canto tredicesimo dell'Inferno (la selva dei suicidi e di Pier della Vigna, vv. 31-39).

Ecco il testo dantesco

 

Allor posi la mano un poco avante,

e colsi un ramicel da un gran pruno,

e'l tronco suo gridò :"Perchè mi schiante?"

 

Da che fatto fu poi di sangue bruno,

ricominciò a dir: "Perchè mi scerpi?

non hai tu spirto di pietà alcuno?

 

Uomini fummo, e or siam fatti sterpi:

ben dovrebb'essere la tua man più pia,

 se state fossimo anime di serpi".

 

Confrontando i due testi, si nota l'uso comune di alcune parole ("serpi" e "sterpi" in primo luogo), ma anche l'insistenza sui suoni aspri e duri, sugli scontri tra consonanti:di derivazione dantesca è anche la rima "formiche-biche", la si trova infatti in alcuni passi dell'Inferno di Dante.

Ma è presente, almeno in parte, anche l'influenza di D'Annunzio, infatti "il palpitare lontano di scaglie di mare" ricorda i versi iniziali di una famosa poesia dannunziana della raccolta Alcyone, cioè l'Onda: "Nella cava tranquilla scintilla intesto di scaglia, come l'antica lorica del catafratto, il Mare".

Il verbo "Meriggiare" , inoltre, è usato da D'Annunzio in alcuni punti del romanzo "Il fuoco" ("Nè colui che meriggia profondato nella messe matura sotto la canicola") e la situazione descritta è simile a quella rappresentata da Montale.

Un'altra probabile fonte di ispirazione è persino rintracciabile nel libretto dell'opera di Verdi Otello, scritto da Arrigo Boito("E' suo costume irsene a meriggiar tra quelle fronde..."); è importante ricordare che Montale era un grande frequentatore di teatri operistici e, nel 1915, aveva cominciato a studiare canto proprio da baritono, cioè nell'estensione vocale del personaggio di Jago.

E' veramente difficile dire quale sia stata la fonte di ispirazione determinante, tuttavia è possibile che queste letture abbiano in ugual misura influito nella creazione della lirica "Meriggiare pallido e assorto".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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commenti

A
A 17 anni sapendo che non avrei potuto scrivere qualcosa del calibro di Xenia di Montale ho deciso di smettere di scribacchiare poesie.<br /> Ci sono ricaduto quattro anni fa.<br /> Non le riesco a chiamare poesie per il rispetto che nutro per i poeti, più modestamente le ho definite narcostrocche.<br /> Tutte insieme sono la cronaca di un amore mai vissuto con la bocca e con le mani e raccontato tramite flashback confusi e immotivati.<br /> Potete trovarlo qui http://narcostrocche.blogspot.it/<br /> Grazie
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L
A 17 anni sapendo che non avrei potuto scrivere qualcos<br /> a del calibro di Xenia di Montale ho deciso di smettere di scribacchiare poesie.<br /> Ci sono ricaduto quattro anni fa.<br /> Per giustificarmi ho deciso di chiamarle narcostrocche.<br /> Se avete problemi di insonnia andate qui http://narcostrocche.blogspot.it/<br /> Grazie a tutti
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